Il colpo partì, veloce come uno schiocco di frusta, sfiorò la sua
fronte e schiacciò .. soltanto aria, prima che la mano affondasse
con violenza nel cuscino; mentre colpiva l'aria, Hjero si issò sul
letto ed accese veloce la lampada sul comodino per vederci meglio e
capire di cosa si trattasse, trattenne il fiato mentre il cuore gli
batteva forte, “ non ho paura “ ripeté a se stesso, e “ se la
vedrà con me ! “ continuò. Davanti a lui, poco distante da dove
era arrivato il colpo c'era una punta di pelo bianco, la punta di
una barba; .. seguendola con lo sguardo Hjero arrivò al ..
proprietario di quella barba. Seduto su due zampe, completamente
eretto sul corpo e poggiandosi con la zampa anteriore su un piccolo
bastoncino curvo, un essere bianco con una lunga barba bianca e
delle altrettanto folte sopracciglia, sempre bianche, lo stava
guardando con attenzione. Lo si sarebbe detto un topo, pensò Hjero,
anche se per essere un topo era troppo grande, troppo bianco e si
teneva eretto su un bastone – e si sa che i topi non usano bastoni
– in ultimo, poi, aveva uno sguardo attento e profondo proprio
degli esseri umani e non dei topi. “Che, pensavi di colpirmi ?”
esordì “ secondo te, sono arrivato alla mia età per farmi
schiacciare da un carisitto commu a tia ?” sentirsi dare del
ragazzino infastidì Hjero che pronto rispose “ chi sei ? “ “
per ora non ha importanza” rispose l'essere con aria di
sufficienza “ mi sali sulla testa, mi fai svegliare in mezzo alla
notte e dici che non ha importanza ? “ rispose svelto Hjero “ ti
sei scantato, vero ? “ quel topo, parlava con voce profonda e un
forte accento calatino, sembrava di sentire il nonno “ non mi sono
spaventato per niente, non ho paura , io ! Ma non mi va che mi si
cammini sulla testa, ecco tutto “ “ quante storie .. la barba
era, .. era la punta della mia barba ! secondo te ci ho ancora il
fisico per fare esercizi ginnici sulla testa della gente ? “
proseguì il topo “ no ! “ annuì convinto il ragazzo “
appunto , te ne rendi conto anche tu. E dimmi, di chi ti dicono ?
“ “ che cosa ? “ Hjero proprio non capiva “ quale è il tuo
nome, come ti chiami ?” “ perché lo vuoi sapere ? “ rispose
sfrontato Hjero “ ragazzino, ma tu non sai rispondere, sai fare
solo domande ? Non sei bene educato, tu !” “ io , sono
educatissimo e sono a casa mia, sei tu che mi devi spiegazioni, nel
caso “ rispose alterato Hjero “ santa pacienzia ! “ sospirò
il topo “ casa tua, casa tua ! .. non sai quello che dici; questa,
devi sapere, che è la mia casa da prima che nascesse , non tuo
nonno, ma il nonno di tuo nonno, Don Gerolamo Trigoma, buonanima e
tu e tu .. che ancora non sai fare la pipì nel vaso ... vah !
lasciamo stare che sennò straparlo, ti chiami Hjero o no ? “
Hjero questa volta rimase senza parole “ si, sono Hjero “
rispose e “ tu chi sei ?” continuò con il tono più timido e
gentile Il topo, questa volta, lo guardò bonariamente e disse “
Bacho, mi chiamo Bacho, carisitto !”