Bacho lasciò che la domanda cadesse nel silenzio senza dargli
apparentemente peso, ma il suo sguardo si addolcì e sembrò correre
per un istante chissà dove, in un posto comunque molto lontano. “a
lui chi ? “ insistè Hjero, il suo tono tradiva emozione e
curiosità insieme “a lui chi ? “ continuò cantilenando “ la
curiosità è femmina, lo sai, vero ?” rispose il quasi-topo con
tono severo “ va bene !” annuì Hjero deluso e la sua delusione
divenne all'istante rabbia e continuò indispettito “ allora non
me lo dire, anzi non lo voglio sapere più, vattene lasciami
dormire, non esisti, non sei mai esistito, sei un sogno anzi un
incubo, vattene lasciami stare ! “ così dicendo, si tolse la
vestaglia gettandola lontano, si rituffò nel letto sotto le coperte
e spense la luce. Il buio scese nella stanza, totale come il
silenzio; Hjero con le coperte tirate fin sulla testa, perché la
scena fosse il più possibile veritiera, arrivò a chiudere gli
occhi fingendo di dormire – anche se con quel buio era improbabile
che Bacho potesse vederlo. Sempre immobile avvertì il rigonfiarsi
del materasso, come sgravato da un peso ed il suono ovattato dei
passi sul tappeto: Bacho era sceso dal suo letto e si aggirava per
la stanza, sentiva i piccoli tocchi del suo bastone sul pavimento ..
poi il rumore di qualcosa che stava trascinando , come di .. un
mobile o una cassa .. cosa stava facendo adesso ? si chiese il
ragazzo. Improvvisamente la luce si riaccese e si ritrovò col viso
di Bacho a un passo dal suo, poteva quasi sentire la punta dei baffi
sul suo naso, aveva una espressione indefinibile, quella specie di
topo. Basso com'era per potere arrivare all'altezza del viso di
Hjero , Bacho si era issato sul piccolo sgabello poggiapiedi, di
legno dorato coll'imbottitura di raso rosso, di solito sistemato
sotto la poltroncina ai piedi del letto, “ecco cos'era quel rumore
sul pavimento” si spiegò Hjero. “preciso anche nel carattere e
.. che carattere” sentenziò Bacho; Hjero si tirò nuovamente su,
senza dire niente, ma guardandolo intensamente. Bacho continuò con
voce bassa ma ferma “ che ci hai sonno ?” gli chiese “ no, mi
è passato” rispose Hjero “ bene, mi fa piacere non è il
momento di dormire questo !; allora, se ti è passato .. tieni
guarda ! “ così dicendo, tirandolo fuori da un posto imprecisato
sotto la sua barba, gli porse un piccolo ovale incorniciato in
argento: era un ritratto dipinto, a prima vista il suo ritratto
salvo dei piccoli sottili baffetti, così pensò Hjero “ non sono
io ? “ chiese a Bacho “no, non sei tu !” rispose lui laconico
“ chi è lui ? “ insistette Hjero Bacho proseguì “ è un
caro, vecchio amico mio, che si chiamava come te ! E' Hjeronimus
Trigoma, il tuo antenato, il primo Trigoma, quello che ha cominciato
la famiglia, .. la tua famiglia” e su quel - tua famiglia –
Bacho si fermò , incidendo le sillabe come fossero pietra. “
davvero ? “ fu la risposta stupita di Hjero “ già ! “ lui ha
cominciato il viaggio dei Trigoma, lasciando che la famiglia
crescesse e percorresse il tempo, come un viaggiatore senza età,
fino ad oggi”. Hjero se lo stava ad ascoltare non comprendendo
appieno il senso di quelle parole, ma restandone comunque incantato.