“ come .. un sarto ! E le misure stavolta erano quelle giuste “
rispose Bacho e sembrava proprio soddisfatto “ è un bel regalo ..
? “ disse Hjero “cosa ? “ Bacho fece finta di non capire “è
un bel regalo quello che .. che “ Hjero non sapeva come chiamare
il suo benefattore “ Don Hjeronimus “ lo imbeccò Bacho “ si,
lui Don .. Don Hjeronimus .. ha pensato di farmi !” “ certo,
altro che regalo ! .. lui faceva sempre cose grandiose, ma questa
volta ci aveva proprio un pensiero e per quello che ho potuto
capire, ha fatto ancora di più .. “ “ un tesoro ! .. “
proseguì Hjero .. quasi ammutolito dalla notizia “ un tesoro ..
un tesoro ! “ confermò Bacho “ un tesoro molto grande ? “ e
gli occhi di Hjero si aprirono ancor più del solito, mostrando due
pupille scure e profonde “ è sveglio il picciriddo e pieno di
entusiasmo” pensò Bacho, già soddisfatto di quel primo approccio
e continuò . “di inestimabile valore ! Così mi disse .. ma
adesso non pensare al tesoro .. quello verrà alla fine .. prima
c'è tutto il resto.. il tesoro sarà il tuo ... traguardo .. quando
ci arriverai” “ cosa devo fare ? “ chiese pronto Hjero “
cosa devi fare .. già “ ripetè pensoso Bacho “ intanto .. devo
mostrarti la sala del .. “ lasciò cadere le ultime parole, quasi
gli avessero bruciato la lingua e riprese dicendo “ ti devo
mostrare un posto ..” “sono pronto” disse lesto Hjero e il suo
tono tradiva l'emozione e la curiosità, “nessuna difficoltà e
nessun nemico l'avrebbero fermato” così promise a se stesso,
immaginando già epiche battaglie e montagne immense da scalare. Ci
pensò Bacho a riportarlo bruscamente nella realtà: “ che ci vuoi
venire così in pigiama ? svelto mettiti qualcosa addosso che è
notte .. e prendi freddo “ poi quasi fra sé commentò “da che
mi ricordo io .. è sempre stato freddo in questa casa, di notte ”
“ dove dobbiamo andare ? “ svanite battaglie e montagne, il tono
di Hjero tradiva un certo timore .. dovevano forse andare via,
lontani da casa ? “ vicino, vicino .. non ti preoccupare .. se ci
hai voglia e .. non sei ancora rimminchionito di sonno “ Hjero
guardò Bacho con aria di riprovero .. “possibile che Bacho
dovesse sempre usare quei termini ? “ e Bacho cui non sfuggì
quello sguardo severo di Hjero di rimando proseguì “ alla mia
età, i giri di parole e i salamellecchi non servono più .. sono
vecchio e rimbambito e questo mi dà la possibilità di dire quello
che voglio e .. come mi piace “ lanciò al ragazzo un'occhiata
astuta e sorniona e commentò “ e poi .. a chi ci verrebbe voglia
di riprendere a uno come a mia ? “ Forse Bacho aveva ragione,
pensò Hjero ... a volte anche il nonno se ne usciva con delle
parole che facevano tanto arrabbiare la nonna e lui si giustificava
più o meno nello stesso modo; deve essere un vezzo delle persone
anziane , concluse fra sé e sé. Mentre dopo essere sceso dal letto
si rinfilava la vestaglia ed indossava le scarpe da camera, Hjero
continuava a pensare ai discorsi di Bacho e alle sue parole “
giorno per giorno, seguendo la tua famiglia da più di quattrocento
anni” così aveva detto Bacho, ma non poteva essere vero .. nessun
essere vivente poteva essere così vecchio e la domanda venne fuori
senza che lui lo volesse “Bacho .. ma davvero hai più di
quattrocento anni ? “ “non li conto da un pezzo, però ... può
essere, può essere “ poi vedendolo sconcertato proseguì “ non
ci puoi credere, vero ?” “ come è possibile ?” rispose Hjero
ma era come se avesse detto “ non è possibile ! “ e Bacho quasi
a tranquillizzarlo continuò “ a volte anche le cose che sembrano
impossibili accadono “ e dopo un attimo di studiato silenzio
proseguì “ e potrebbero capitare anche a te, cose a prima vista
impossibili .. e allora che fai carisitto ci crederai ? “ Hjero
non rispose nulla e poi timidamente domandò “potrebbero capitarmi
delle cose impossibili .. come vedere un .. un drago .. o qualcosa
di simile ? ” “ un drago ? “ santu caruso ai draghi pensa
", fu la riflessione di Bacho “ .. si, si un .. drago, anzi
di più di uno ! “ Hjero era affascinato “ più-di-uno, sei
sicuro ? comunque .. io non ho per niente sonno .. sono pronto ! “
era emozionato. “ e allora avanti, vieni .. ci abbiamo tante cose
da fare” Bacho con la mano libera dal bastone strinse con forza,
tirandolo, un lembo della pesante vestaglia blù e bordò di Hjero -
apprezzato ed utile regalo di sua nonna prima dell'inverno – e
quasi lo trascinò davanti alla vecchia libreria in noce.
Considerata l'età, il passo claudicante e l'appoggio al bastone,
Bacho era estremamente agile, così notò Hjero che non finiva mai
di stupirsi dello strano essere, metà uomo e metà topo. Appena
davanti alla libreria, quasi nascosta in un angolo della grande
stanza, Bacho si fermò guardandola dal basso verso l'alto, girando
lo sguardo da destra a sinistra, dall'alto in basso, quasi a
ripercorrerla tutta con lo sguardo. Quella che avevano davanti era
una antica libreria in legno così scuro da sembrare nero, con una
parte bassa, chiusa da massicci sportelli dello stesso legno, lisci
e leggermente ricurvi ed una parte alta, a giorno, costituita da
semplici tavole di legno assai spesse, occupate per intero da vecchi
libri col dorso in pelle e le scritte d'oro; dei larghi montanti
verticali di legno scolpito, con figure di uomini, donne, teste
d'animali e motivi floreali la dividevano in tre parti uguali “
questa libreria, da che mi ricordo io, c'è sempre stata .. deve
essere nata con questa casa .. se potesse parlare sai quante cose ti
racconterebbe .. “ “davvero, è sempre stata qui ? “ chiese
incuriosito Hjero “ già, da prima che Don Hjeronimus entrasse in
questa casa .. quando ancora era un convento ..” “un convento ?
“ “ non lo sapevi ? un convento era, proprio così ! .. vediamo
se mi ricordo ancora come si fa ! “ disse Bacho e, dopo un attimo
di muta riflessione, riprese “ lo vedi quel rosone di legno”
disse indicando col dito un fregio della libreria “si “ rispose
Hjero “ e allora, se lo vedi, vallo a girare .. così “ e con la
sua specie di mano indicò una rotazione in senso orario. Per
arrivare al rosone, troppo alto per lui, Hjero si arrampicò,
poggiando i piedi sull'ampia superficie, che costituiva al tempo
stesso il primo ripiano della libreria ed uno spoglio austero
scrittoio inutilizzato da sempre, e fece quanto gli era stato
indicato, ma nonostante tutti gli sforzi quel fiore di legno non si
mosse, nemmeno di un grado;