Percorrendo il corridoio e avvicinandosi all'ingresso della stanza
la luce divenne via via più intensa; Bacho infatti, saltellando
come meglio poteva da un punto all'altro, si stava dando da fare per
accendere le candele che numerose si trovavano in giro per la stanza
così che quando Hjero vi entrò dentro era tutta completamente
illuminata. “ecco siamo arrivati finalmente, qui ti volevo portare
! ” esclamò Bacho, guardando il ragazzo ammutolito. Era una
stanza grande, più o meno, come le altre della casa; con il tetto a
volta completamente affrescato, solo che invece di rappresentare
giardini, veneri ed amorini c'erano dipinte tante stelle bianche su
un fondo blu cobalto, come solo il cielo, quando l'aria è tersa,
spazzata dal vento di tramontana, sa esserlo. Al centro della stanza
c'era un grande tavolo di legno scuro, sul quale svettava un leggio
sempre dello stesso legno; la parete di destra era invece
completamente occupata da un grande mobile libreria, parte pieno di
vecchi libri, col dorso in pelle e pergamene arrotolate, parte pieno
di ampolle, barattoli di vetro, alambicchi e lenti di cristallo di
tutte le misure e, a giudicare dalla polvere, immobili da secoli; un
candeliere in ferro battuto illuminava l'altra parete dove, davanti
ad una finestra murata, troneggiava una armatura. Sul fondo,
tristemente puntato su un occhio di pietra, incassato nell'angolo e
anch'esso murato, si stagliava un cannocchiale, a prima vista
contemporaneo delle ampolle e degli alambicchi, pensò Hjero. “veni,
veni , avvicinati .. chi fai , ti scanti ? “ lo sollecitò Bacho
No, non era spaventato .. Hjero era solo sorpreso da quanto stava
vedendo e si era praticamente fermato sulla porta esitando ad
entrare. “ muto, diventasti , eh ? .. tante altre cose ti
sorprenderanno .. la vita talvolta, ad alcuni, riserva grandi
sorprese; .. a te ne ha riservato tante di sorprese, più degli
altri .. sei un caruso privilegiato, ricordatene .. in futuro,
quando il peso ti sembrerà più forte di tia! “ Hjero, confuso da
quei discorsi, lo ascoltava quasi senza fiatare poi, quasi
scusandosi, Bacho proseguì “ .. è pieno di polvere qui dentro,
ma che ci vuoi fare .. da tanto tempo nessun estraneo ci ha più
messo piede e io stesso ci vengo solo una volta ogni tanto; qualche
volta ci ho provato .. ho fatto del mio meglio, ma qui non ci sono
finestre e appena tolgo la polvere da un posto quella prima si
solleva e poi mi casca in un altro .. ed è tutto inutile, tutto
inutile”. “Questa è la stanza del monaco, la stanza di Don
Antonino” continuò Bacho, “ non hai mai sentito parlare di Don
Antonino, eh ? “ “ no ! “ rispose Hjero e nella sua risposta
c'erano mille domande non fatte “ Nessuno si ricorda più di lui,
quando invece se non ci fosse stato lui .. Ti piacerebbe sapere,
vero ? “ ed era più che un invito a dare voce alle sue curiosità
“ si .. certo, si che mi piacerebbe !” “ e questo è il
momento che tu devi sapere ! Oh quanto ho aspettato questo momento
“ sembrava proprio si stesse sgravando da un peso .. “ da dove
vuoi che comincio ? “ proseguì “dall'inizio ! “ mormorò
Hjero “ giusto, hai ragione !“ commentò Bacho “ dall'inizio
.. si, cominciamo dall'inizio, ogni storia che si rispetti deve
cominciare dall'inizio ! E allora, siccome, devi sapere che tutto,
una volta, è cominciato qui in questa stanza è giusto cominciare
da questa stanza.” Bacho parve raccogliere le idee e poi continuò
“ E' una storia lunga, lunga secoli, quattro secoli giorno più,
giorno meno . .. perciò fammi sedere, che in piedi .. non si può
cuntare la storia “ così dicendo Bacho si sedette con un piccolo
balzo su uno sgabello che era alle sue spalle e, indicandone uno a
Hjero, proseguì “ e pure tu è meglio che ti siedi ! “ Appena
Hjero si fu seduto, Bacho lo guardò intensamente, quasi a volergli
trasmettere la solennità del momento, e col tono più adatto alla
circostanza cominciò a parlare .