Questa casa, una volta, era un convento e proprio in questa stanza
viveva un monaco, un abate: Don Antonino. Devi sapere che questo Don
Antonino era monaco, ma era monaco speciale, molto speciale; per
rispetto ai suoi voti aveva studiato di filosofo e teologo,
conosceva tutte precise le antiche scritture ed era pure uomo di
chiesa buono e misericordioso, ma per piacere a se stesso e dare
soddisfazione alla sua curiosità di uomo era pure scienziato:
conosceva il firmamento e le costellazioni .. Orse, Carri, Galassie
e tutte le stelle anche quelle più picciridde; numeri e matematiche
non avevano segreti per lui e pure le terre e i metalli e le erbe ..
perchè pure alchimista, era. Mi cuntava che nel corso dei suoi
viaggi aveva conosciuto, pure un certo Galileo che gli aveva
spiegato tante cose nuove sulle stelle e sul firmamento e sulla
terra e sul sole, cose che nessuno ancora conosceva e proprio questo
Galileo prima che l'abate, preso di nostalgia, tornasse a casa gli
aveva regalato quel cannocchiale che vedi lì in fondo. Insomma dopo
tutta una vita a viaggiare e a studiare e a conoscere gli era presa
la fisima di tornare qua, nella sua terra a fare il monaco e aveva
costruito, perchè era di famiglia molto ricca, questo convento di
cui era diventato abate. “ Convento ! “ mormorò Hjero annuendo
“ Già un convento era, che poi era un convento per modo di dire,
perché si pregava, questo si, ma i pellegrinaggi da ogni parte del
Regno erano di gente che veniva a parlare con Don Antonino di
naturale e soprannaturale o che veniva a prendersi unguenti e
medicine che solo lui sapeva fare. Quando diventò vecchio e nel
convento non rimase più nessuno tranne lui, piuttosto che far
disperdere nell'incuria tutto quanto, regalò le case a un suo
nipote, Don Hjeronimus, ... proprio Hjeronimus Trigoma, il tuo
antenato. A Hjeronimus lasciò tutto: libri, trattati, strumenti e
anche parte dei suoi segreti di uomo di scienza, ma gli fece
promettere che la sua stanza doveva restare un segreto per tutti
tranne che per lui. E così, rispettoso dei voleri di questo zio,
fece Don Hjeronimus, che per le sue esigenze diede ordini ad
architetti e mastri di ingrandire la casa costruendo nuovi corridoi
e nuove stanze e il cortile e tutto quello che vedi oggi, ma fece
pure in modo che la stanza di Don Antonino fosse murata verso
l'esterno e resa segreta a tutti per sempre. “ e tu ? “ “ e
che c'entravo, io ? io ero già qui, da non so quanto tempo, a
guardare a imparare a ascoltare e ... a rispondere se mi
domandavano, ma io non conto e non è di me che dobbiamo parlare “
tagliò corto. “ Don Hjeronimus” continuò Bacho “si fece
costruire la sua stanza attaccata a questa “ “ la stanza dove
dormo io ? “ lo interruppe Hjero “precisamente ! E in questo
modo nessuno scoprì mai il segreto della stanza di Don Antonino.
Qui ci veniva a studiare, a guardare le stelle e a fare anche lui
esperimenti “ “ come faceva a guardare le stelle se è tutto
murato, qua dentro ? “ “ da quell'occhio di pietra, che pare
murato ma non lo è ! .. per precauzione, morto Don Hjeronimus ci
misi sassi e mattoni in modo da coprirlo e nessuno si è mai accorto
di nenti “ precisò soddisfatto Bacho. “ Don Hjeronimus “
proseguì il quasi topo “ era un uomo giusto e buono .. i suoi
studi lo resero più saggio e la saggezza lo rese un uomo accorto,
ricco e rispettato. La sua famiglia, la tua famiglia diventò una
delle più conosciute e potenti di tutta la Sicilia. “ Hjero non
sapeva niente di tutte quelle cose passate, ma ascoltava Bacho
silenzioso ed il suo cuore batteva forte per l'emozione. Bacho si
ammutolì .. guardò il ragazzo e con tono che non ammetteva
repliche concluse “ per questa sera ti ho già cuntato abbastanza
.. ora è notte e tu avi a dormiri , se no domani chi ti sveglia ?
“ . Rifecero il cammino a ritroso in completo silenzio, ciascuno
immerso nei suoi pensieri , e quando Hjero era ormai nel suo letto,
pronto per addormentarsi “ quando ritorni ? “ chiese al quasi
topo “ domani sira .. domani sira torno !” “ meno male “
mormorò Hjero “ ti aspetto, non te ne dimenticare “ “ Non mi
scordo, non mi scordo .. C'è tanto da fari ancora ! “ poi Bacho
proseguì, quasi sottovoce “ Hjero ? “ “ si ! “ rispose il
ragazzo “ nessuno deve sapere, .. deve restare un segreto, fra me
e te, mi capisci, vero ? “ “ d'accordo “ lo rassicurò il
ragazzo La luce si spense e Hjero si addormentò e sognò un cielo
pieno di stelle.