Il giorno che venne col sole portò a Hjero una fastidiosa
sensazione di attesa, che lo accompagnò per tutto il giorno,
galleggiando nel suo animo come una nebbia impalpabile ma sempre
presente. Per scacciarla via Hjero le tentò tutte, fino ad
esagerare davvero e finendo col prendersi un solenne rimprovero da
suo nonno che finì il pistolotto col solito richiamo ai suoi
doveri, alle sue responsabilità e al comportamento che doveva
tenere per rispetto al nome che portava. La cosa differentemente
dalle altre volte precedenti, piuttosto che intimidirlo, divertì
Hjero; non che il nonno non avesse ragione, suo nonno era persona
giusta ed equilibrata, ma – questo pensò Hjero - .. forse, se Don
Hjeronimus aveva pensato proprio a lui, certo non aveva dato troppa
importanza alle sue marachelle passate. La voce del nonno gli
ricordava Bacho .. probabilmente perché erano vecchi entrambi, solo
che le cose che diceva Bacho .. gli sembravano più importanti dei
giudiziosi e scontati sermoni di suo nonno le cose che diceva Bacho
.. gli sembravano davvero importanti per il suo futuro; non vedeva
l'ora che arrivasse la notte e l'ovale che aveva in tasca e che ogni
tanto stringeva fra le dita lo tranquillizzava che la notte presto o
tardi sarebbe arrivata. Appena la casa fu immersa nel silenzio Bacho,
materializzandosi chissà da dove, arrivò e lo toccò leggermente
con la punta del piccolo bastone, accorgendosi subito che Hjero
questa volta non si era addormentato “già sveglio sei ? “ “
non mi sono affatto addormentato “ “ hai fatto male ! la notte
è lunga e tu sei picciriddo, devi dormire un pò “ “ non ce
l'ho fatta !” “ già !” fu il laconico commento e poi
aggiunse... “sei preoccupato ?” “ no ! “ “ no, davvero no
? “ “ no, però sono curioso ! “ “ troppo giusto, anche io
sarei curioso .. se fossi al posto tuo e poi la curiosità è tutta
intelligenza “ “Bacho !” “ che c'è ?” “ io non sono
sicuro di avere capito bene quello che ... che “ “che ? “ “
quello che Don Hjeronimus .. ha scritto che devo fare” e rimase
pensoso “ è sempre stato complicato capire quello che Don
Hjeronimus voleva ! Ma quello che voleva era sempre giusto, però !
“ e poi continuò “vuol dire che leggeremo e rileggeremo insieme
.. fino a quando non avremo capito bene ! ti piace così ? ” e
chiuse le sue parole con un sorriso malizioso. Hjero pensò per un
istante che Bacho .. si stesse prendendo gioco di lui: Bacho doveva
sapere esattamente come sarebbero andate le cose e cosa lo
aspettava, sapeva per filo e per segno lo svolgersi degli eventi ..
e stava per rispondergli per le rime, poi guardandolo attentamente
si rese conto che lui stava davvero partecipando alla sua
curiosità, alla sua ansia .. che era come se lo stesse prendendo
per mano, per percorrere insieme quella strada . La voce di Bacho lo
scosse da questi pensieri “ allora andiamo, che non c'è tempo da
perdere “ Appena entrati nella stanza del monaco Hjero percepì,
senza capirne la ragione, che c'era qualcosa di diverso in quella
stanza dal giorno precedente ma prima che potesse chiederne a Bacho,
uno spiffero d'aria gli colpì la nuca e guidò il suo sguardo verso
l'angolo della stanza, l'occhio fino al giorno prima murato faceva
filtrare un raggio di luna che rendeva luminescente la stanza ed
andava a colpire il centro del grande tavolo. Hjero rimase a
guardare quel raggio e seguendone il percorso, dopo aver
attraversato l'occhio di pietra, arrivò alla luna che tonda e piena
come una dolce, paffuta, matrona ricambiava il suo sguardo
silenziosa. “E' magnifica !” mormorò “cosa ? “ domandò
Bacho facendo finta di non aver capito “ la luna “ “ la luna,
già, la luna ! da qua l'hanno vista Don Antonino prima e Don
Hjeronimus, dopo .. tante di quelle volte ed io con loro, per ore ed
ore” “ e allora, che dicevano ?” “anche loro dicevano che
era magnifica e se la stavano a guardare in silenzio” poi
proseguì : “ancora non è piena ! ” “ma è bella lo stesso
anche così” “ sarà piena fra tre giorni, abbiamo ancora un pò
di tempo” “ un pò di tempo per cosa, Bacho ? ” Bacho accese
una torcia, poi un'altra e quando la stanza fu ben illuminata con
ampio gesto del suo piccolo braccio tutt'uno col bastone indicando
tutto intorno soggiunse : “per dare una sistemata a questo posto e
renderlo un'altra volta decoroso !” Chissà da dove spuntarono
pezze e pennelli e un catino con l'acqua, .. le prime nuvole di
polvere annunciarono ore ed ore di intenso lavoro per rendere “decorosa”
come diceva Bacho la stanza di Don Antonino. Stava quasi per fare
l'alba quando Hjero rientrò nella sua stanza, sporco come un
facchino e stanco come mai lo era stato. Cosa lo avrebbe aspettato
per il futuro .. se questo era solo l'inizio ? Dopo averlo fatto
lavare Bacho quasi lo trascinò nel letto “Bacho” disse il
ragazzo esausto “ non avevo letto di dover fare anche delle
pulizie “ “tu non lo leggisti, ma c'era scritto, c'era scritto !
Don Hjeronimus cominciò alla tua età da una stalla, spalando
sterco di cavallo .. e gli portò bene per tutta la vita ... vuoi
essere da meno di lui ? “ “ no, ma .. “ “quanti storie per
n'anticchia di lavoro !” commentò Hjero non ebbe la forza di
rispondergli, fu Bacho a concludere “ una grande fortuna vale bene
qualche ora di sacrificio!” e su queste parole gli occhi di Hjero
si chiusero