Il giorno trascorse accompagnato dal sole caldo del primo settembre,
bighellonando nel parco che circondava la vecchia casa.
A Hjero piaceva isolarsi fra i viali e vialetti del giardino
all'italiana che circondavano l'edificio o, andando oltre, perdersi
fra le piante secolari di sughero, sulle quali era facile
arrampicarsi e, altrettanto facile scivolare come aveva avuto modo
di sperimentare più volte.
Anche quel giorno spese il suo tempo nel grande parco, prima a
caccia di lucertole, poi seduto sotto una grande e nodosa quercia a
meditare sugli impegni ormai imminenti: la scuola, purtroppo sarebbe
ricominciata a giorni, e su quelli vicini: quella notte con Bacho
avrebbe avuto modo finalmente di rileggere le volontà di Don
Hjeronimus.
Girò intorno alla grande casa, cercando di individuare da fuori la
stanza di Don Antonino, ma con sua sorpresa non riuscì a trovarla e
nemmeno il grande occhio che guardava il cielo; niente di strano,
pensò, che nessuno mai ne avesse sospettato l'esistenza; così la
sera arrivò veloce.
Ormai la stanza dell'abate era pulita, certo restava un po' di
polvere qui e là, ma come aveva detto Bacho, quella polvere dei
secoli era preziosa come oro e le cose che ne erano ancora coperte
non se ne sarebbero nemmeno accorte.
Per Bacho, notò Hjero, tutte le cose sembrava vivessero e avessero
il dono della ragione e portava un naturale rispetto per ciascuno
degli oggetti contenuti in quella stanza, che adesso riprendevano
vita dopo un sonno durato secoli.
Cominciò dal tavolo degli alambicchi chiamandoli uno ad uno,
ciascuno di loro aveva un nome, a seconda della forma , c'era “Panciatonda
“ , “ Nasostorto “ , “ Doppionaso “ , Bacho fu dovizioso
di particolari spiegando quando e come l'abate Antonino se ne
servisse; quando finì la serie degli alambicchi, venne la volta dei
mortai, dei crogioli, e infine dei libri che tappezzavano gli
scaffali della libreria.
Erano tutti rilegati in pelle, bionda o scura, alcuni quasi nera;
molti col dorso disegnato in oro o rosso.
Bacho ne estrasse attentamente alcuni dai nomi latini
incomprensibili a Hjero ..
De Caelo Servare .. “ questo parla del firmamento, Hjero” gli
disse, accarezzando il libro e poggiandolo con attenzione sul tavolo
.. e questo, prendendone un altro, proprio li a fianco De Astra “
questo .. solo di stelle“ e poi continuando sempre con la stessa
cura, quasi li stesse accarezzando : Natura rerum cognitio, Sidereus
nuncius, Sommario di tutte le scientie, e quest'altro di pietre e
questo .. questo “ Alchemicae .. “ della natura delle sostanze
.. e giù tirando fuori e rimettendo a posto libri su libri, pian
piano gli mostrò gran parte degli scaffali.
“ Don Antonino “ riprese Bacho, mi spiegava per ore ed ore ...
mi insegnò a leggere, a preparare per lui unguenti e pozioni .. a
scrivere le cose che mi dettava, i suoi segreti e le sue scoperte e
poi, secondo il suo desiderio, quando venne il momento una per una
le riportai a Don Hjeronimus.
“Bacho” iniziò Hjero dopo un tempo che gli sembrò infinito
“si ? “rispose il quasi-topo
“ quando mi spiegherai che cosa devo fare ? “
“ tempo, ci vuole tempo, Hjero e pacienzia .. che vuoi arrivare
alla fine della strada senza nemmeno averla percorsa ? “
Con calma, il quasi-topo, tornò al tavolo dove era stato poggiato
il Grande libro dei Trigoma, che aveva sfogliato insieme a Hjero la
notte precedente e come la notte precedente lo riposò sul leggio
“ Avanti, Hjero, vieni vicino .. che leggiamo insieme io e tu,
così capiremo meglio quello che Don Hjeronimus vuole da te !” ,
una smorfia, come un mezzo sorriso emerse dal suo viso e Hjero capì
che il filo che Hjeronimus aveva lasciato pendente, destinato a lui
si stava per legare passato e presente.
Ricominciarono la lettura del legato, sillabando le parole una ad
una
Nel nome di Dio e della Santissima
Trinità e della Immacolata sempre Vergine Maria,
Don Hjeronimus, aveva affidato loro il futuro della sua casa e dei
suoi discendenti, ..
che voglio dare testimonianza che questa
casa, divenuto il palazzo dei Trigoma è lascito del Reverendissimo
D.
Antonino Bonanno, per sua liberalità e generosità nei confronti
miei e dei miei discendenti.
Ecco come quella enorme dimora, il vecchio convento era divenuto il
palazzo dei TRIGOMA ..
Aggiungo altresì che sempre dal
Reverendissimo D. Antonino Bonanno mi sono state trasmesse,
conoscenze e strumenti, per volontà di Dio nel tempo accresciute,
uniche per ispecie ed importanza, che mi hanno consentito di
conoscere e combinare gli elementi e guardare il trascorrere del
tempo.
“ Come è possibile, Bacho ? “ , mormorò Hjero Bacho lo guardò
serio e disse “ quante cose che oggi ti sembrano impossibili,
diventeranno possibili, picciriddo ! “
Ho avuto il privilegio di vedere il
passato e ancorpiù il futuro dei Trigoma, ho visto chi mi seguirà
nel tempo
“ Tu pensi che lui abbia visto anche me ? “ domandò timido
Hjero “ certo figghiu mio . Altrimenti che ero qua ? “
e ho avuto la possibilità di vedere
pure chi sarà l'ultimo dei Trigoma e così l'ho descritto in una
schedola particolare affidata, al mio fedele e insostituibile
servitore ed amico, perché ne sia garante di certa e completa
applicazione, dopo la mia morte; per cui dispongo come infra,
poiché così voglio e non altrimenti.
“ Già, a quanto pare mi ha proprio visto, a quanto dice lui ! ...
mah !”
“ Don Hjeronimus non diceva minchiate ! “ lo redarguì Bacho,
cui non era sfuggito lo sguardo incredulo di Hjero e proseguì “
tu sei l'ultimo dei TRIGOMA, Hjero ! “ .. "
comu io sono Bacho in carne ed ossa !" concluse
Ora, il viso di Hjero trasmetteva solo una muta apprensione “l'ultimo
? “ e si velò di tristezza
E acciocché non sia motivo di tristezza
per chi mi legge, sapere essere l'ultimo della mia casata, come ho
visto tante volte proprio da questo posto accadere, consideri che al
sole del tramonto oramai consumato segue il nuovo sole del mattino
pieno di luce e di calore, perché la vita è continuo succedersi e
rinnovarsi e il vecchio annuncia il giovane, il buio la luce, così
la fine dei Trigoma annuncia l'inizio di una nuova casata che
illuminata dalla luce della Fede, per la grande Bontà del Sommo ed
Immortale Iddio, per intercessione della Sua Gran Madre, e Sempre
Vergine Maria Avvocata nostra e sotto la custodia del Sant’Angelo
Custode che ha sempre accompagnato i passi degli uomini sulla giusta
via, potrà avere un lungo e luminoso cammino, ma questo è un
augurio perché ciò non mi fu dato vedere.
Il silenzio accompagnò queste ultime parole, il piccolo Hjero era
pieno di stupore, parlava proprio di lui, il suo antenato ? Lui
proprio lui .. avrebbe dovuto “ Io ? “ con un filo di voce
sembrò chiedere alle cose che lo circondavano, e il suo sguardo
andò al raggio di luna che dall'occhio di pietra entrava prepotente
nella stanza, a colpire il tavolo e le parole scritte sulla carta,
dal suo antenato, Don Hjeronimus Trigoma, tanti secoli prima.
“perché, Bacho ? “
“perché, cosa ? “ rispose il quasi-topo
“perché non ha potuto vedere più in là ? “
“ perché quello è il tuo futuro .. e quello della famiglia che
comincerà con te ? “ “ vai
avanti Hjero .. non abbiamo ancora finito di leggere ! “ lo
esortò Bacho
Aggiungo poi, acciocché sia motivo di
riflessione che non essendoci cammino senza insidie e che i passi
degli uomini se non sono guidati dalla luce Divina, perdono la
strada lungo il cammino ... come legato lascio all'ultimo Trigoma
queste mie volontà perché così voglio e non altrimenti. Con gli
istessi poteri e conoscenze, trasmessemi per volontà di Dio da Don
Antonino Bonanno, con l'aiuto e per intercessione della Sua Gran
Madre, e Sempre Vergine Maria Avvocata nostra e sotto la custodia
del Sant’Angelo Custode, questo mio ultimo discendente dovrà fare
il cammino che sto per indicargli
"ora aspetta !" lo interruppe Bacho .. c'è una cosa
importante che ti devo dare prima di andare avanti .. così dicendo
col suo passo saltellante si avvicinò alla libreria.