Cos’è rimasto delle gioie e dei miei probabili dolori?
Cos’è servito il tempo dei miei straordinari batticuori?
Avessi inventato qualcosa, si fa per dire, una pietanza.
Fossi stato un genio, o almeno un terzino dell’Atalanta.
Mia madre mi diceva sempre “Smettila di bere” e non sapeva che
dovevo ancora cominciare, io mi toccavo freneticamente pensando alle
sue amiche, ah... le idee, già da allora le mie preferite.
Gli anni t’inseguono... quando sei solo,
gli anni ti parlano... ma non è vero,
gli anni rimangono “...silenziosi e leggeri stanno dove li metti...”
e si nascondono, “...negli odori, nei fogli, nel whisky, nei cassetti...”
gli anni s’impigliano e si aggrovigliano.
Vorrei parlarti, vorrei spiegarti, vorrei lasciarti e poi cercarti.
Vorrei sognare “...è stato solo un sogno che mi hanno raccontato...”
senza dormire “...perché il mondo non c’è quando io sono addormentato...”
e poi dormire “...è una poesia che da sempre so a memoria...”
senza sognare “...quella ragazza usciva lentamente dalla storia...”
Gli anni continuano “...al telefono così, per dirmi come ti va a scuola...”
fatti guardare. “...come ti sei fatta bella, è vero il tempo vola...”
Gli anni t’imbrogliano “...io non so più se sono buoni o cattivi gli indiani...”
però non vale. “...e stavo in piedi a vedere con chi usciva lei domani...”
Gli anni sorridono “...è una donna leggera, leggera e danza sulle dita...”
corrono avanti. “...i colori, gli odori, gli amori, l’Inter, la partita...”
Gli anni che passano... non sono mai tanti.
Gli anni miei... gli anni miei... gli anni.