Le visite di Elena al bar si fecero più frequenti, finché fece
amicizia con le ragazze della compagnia e diventò una dei nostri.
Un paio di mesi dopo divenne la ragazza di Paolo.
Per lui era più facile conquistare una ragazza perché era più
grande, più carino, con più soldi in tasca e soprattutto aveva la
macchina.
Mi dava fastidio vederli insieme, ma non lo facevo capire e quando
si baciavano me ne andavo in un’altra stanza del bar facendo finta
di cercare qualcuno.
Ma quello che mi scocciava di più era quando Paolo raccontava a noi
maschi quello che faceva con lei e li odiai quando disse che
scopavano in macchina.
Passò qualche mese e un pomeriggio eravamo in saletta a sistemare e
a pulire per la domenica.
C’eravamo quasi tutti, una decina tra ragazzi e ragazze.
C’era anche Elena, ma il suo ragazzo no, lui non veniva mai a
sistemare la saletta prima della festa.
Stavamo lavorando quando Gianni si buttò in ginocchio ai piedi di
Laura abbracciandole i polpacci e appoggiandole il volto sulle
gambe.
< Mio Cyrano, componi per questa donzella le frasi più dolci,
così che io possa riportarle con la mia voce.> disse rivolto a
me.
Era un gioco che facevamo spesso quello del Cyrano.
< Che stanno facendo?> chiese Elena ridendo a Monica, un’altra
ragazza della compagnia.
< Il gioco del Cyrano> rispose lei < Ora Roby improvviserà
una poesia, oppure ne reciterà una di qualche poeta, e Gianni
ripeterà ogni frase>
< Sarà sicuramente una stupidata> disse Elena facendo una
risatina.
Cyrano si nascondeva dietro i cespugli per suggerire, io mi nascosi
dietro un divanetto e aspettai il via. Fabio abbassò le luci per
creare l’atmosfera e Gianni si preparò a ripetere e a mimare ogni
mia frase.
< Ora mio poeta!>
Io impostai la voce e cominciai.
“Se solo potessi sentire la tua voce
se solo potessi ascoltarla per un momento
per un attimo... per un istante.
Se solo potessi averti qui
accarezzarti il viso... sfiorarti le labbra.
Se solo potessi parlarti...
Se solo potessi
ti direi quello che ho sempre pensato
ma che non ti ho mai detto...
Se solo potessi
entrerei nella tua anima
per farti provare il dolore,
la vertigine, la paura, la gioia,
l’immenso piacere che provo io
tenendoti dentro di me.
Se solo potessi
riprenderei quelle scaglie di cuore
che mi hai rubato
con la tua dolcezza infinita.
Ma posso solo amarti in silenzio
e aspettare, col tempo,
che tu muoia dentro di me.
Non basterà una vita,
perché il tempo ha il tuo nome.”
< ...perché il tempo ha il tuo nome!> ripeté Gianni
accasciandosi a terra.
Partì un applauso, ma anche dei fischi, ed io e il mio amico ci
inchinammo ringraziando come due attori consumati.
Ricominciarono le pulizie. Vidi Elena avvicinarsi.
< E’ bellissima!> disse < Scommetto che è di Salinas,
questo è il suo modo di scrivere>
< Hai perso la scommessa> risposi < E’ una cazzatina che
ho improvvisato io adesso>
< Tu hai improvvisato questa poesia? Beh, complimenti. Mi hai
fatto venire i brividi, cosa che è riuscita solo a Salinas e a
Neruda. A chi pensavi mentre improvvisavi? E’ da molto che
scrivi?>
< Non ho mai scritto niente, io improvviso e dimentico. Non
conosco questi due tuoi amici e non pensavo a nessuno in quel
momento>
< Strano> rispose lei con un sorrisino malizioso sulle labbra
< Per un attimo ho pensato fosse per me. E Pedro Salinas e Pablo
Neruda non sono amici miei, erano due poeti che scrivevano poesie d’amore
stupende, se vuoi posso prestarti qualcosa di Neruda, se non l’hai
mai letto te lo consiglio, sono certa che ti piacerà. E poi un’ultima
cosa, dovresti scrivere quello che pensi, le tue parole erano
dolcissime e chissà, magari un giorno potresti farne un libro>
Risi sulla cosa del libro mio e accettai di leggere Neruda e le
dissi che se le faceva piacere poteva ritenerla sua quella cosa che
avevo appena recitato.
Accennò un sorriso, si girò per andarsene, fece tre passi e tornò
indietro.
< Perchè non mi guardi negli occhi?>
< Perchè non ci riesco> risposi. E continuai a pulire.
Il giorno dopo si presentò in saletta con il libro di Neruda, si
intitolava “Il fromboliere entusiasta” ed erano venti poesie
erotiche bellissime.
< Prometti di leggerlo? Ci tengo a farti conoscere il mio poeta
preferito perché sento che avete lo stesso modo di amare. Stanotte
non ho dormito, continuavo a ripensare a quella poesia che mi hai
dedicato... grazie.> e mi diede un bacio sulla guancia.
Paolo, che era dall’altra parte del locale mi fulminò con gli
occhi.
Io quasi svenni al contatto delle sue labbra. Seppi più avanti che
per quel bacio litigarono di brutto, ma non si lasciarono.