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6

 

Gianni e Laura erano ormai diventati una coppia a tutti gli effetti e devo dire che stavano molto bene insieme.
Una sera andammo a bere qualcosa in un locale molto carino e Fabio, con la sua ragazza, si unirono a noi. Fabio si sparava “canne” dalla mattina alla sera e molte volte per questo motivo rischiò di essere sbattuto fuori dalla compagnia, infatti non era ben visto proprio da tutti.
A me e a Gianni stava simpatico, anche perchè ogni tanto ci univamo a lui per farci qualche tiro di “Maria”, quindi ci uscivamo insieme fregandocene di quello che pensavano gli altri.
Ci fu un periodo che sparì per sei mesi.
Ci disse che aveva conosciuto dei ragazzi di un’altra compagnia e che si trovava bene con loro, poi litigarono e tornò da noi.
Io conoscevo di fama quei ragazzi, li conoscevano tutti, e si sapeva che in quella compagnia non si fumava soltanto.
Da loro si poteva comprare di tutto, dal fumo, all’eroina.
Un giorno mi disse che voleva provare a scoparsi una ragazza dopo aver sniffato coca, andò da loro e la comprò.
Li conobbe quel giorno e neanche a farlo apposta la ragazza che si portò in camporella quella sera era la sorella di uno di questi spacciatori e così divennero amici.
Ma la sua passione era la Maria.
Ricordo una sera che i suoi erano a cena fuori e ci invitò a casa sua a provare a fumare col bicchiere.
Ci andammo in sei e nessuno di noi aveva mai provato quel modo di fumare.
Praticamente si scalda la Maria e quando comincia a fare fumo si copre con un bicchiere, quando è pieno di fumo si solleva un po’ e si aspira il tutto.
Una botta tremenda.
Qualcuno vomitò e qualcun altro si addormentò, io e Gianni stranamente eravamo sani, la sbandata ci durò solo qualche minuto.
Suonò il citofono e Fabio, che non si reggeva in piedi, andò a rispondere.
Noi sentimmo solo:
< Non rompere i coglioni... no, non vi apro... sto volando... sono con gli Angeli... papà non rompere il cazzo!>
Alla parola “papà” io e Gianni scattammo in piedi, prendemmo gli altri e li trascinammo fino alla porta che dava sul retro della villa.
Ci fermammo un attimo a pensare se nasconderci giù in saletta o no.
Sentimmo che i genitori di Fabio stavano aprendo il cancello con le chiavi.
In cinque secondi decidemmo che forse era meglio andarcene dalla villa. Avevamo pochissimo tempo per uscire dal retro e scappare senza farci vedere.
Non so come, ma ci riuscimmo.
Due giorni dopo Fabio si presentò al bar pieno di segni in faccia, il padre l’aveva massacrato di botte, ma non disse mai chi c’era con lui nella villa quella sera.
Nel bar disse a Gianni che prima o poi avrebbe provato anche l’eroina perchè gli avevano detto che con quella sì che si volava e che lui voleva provare a volare fuori dalle palle da suo padre, solo una volta e poi basta.
Ordinammo tutti una cioccolata calda, Elena, Laura e Paola, la ragazza di Fabio, si fecero aggiungere la panna.
Passammo un’oretta a raccontarci cazzate, poi Fabio si scusò e andò in bagno.
Dopo una decina di minuti un ragazzo uscì di corsa dal bagno gridando di chiamare un’ambulanza, io e Gianni, ricordandoci che in bagno c’era il nostro amico, ci precipitammo a vedere cosa fosse successo.
Seduto sul water c’era Fabio con gli occhi sbarrati, un laccio legato al braccio e una siringa che penzolava.
A soli diciassette anni Fabio morì per un’overdose di eroina.
Dopo l’autopsia, e tutto quello che si fa in questi casi, gli fecero il funerale.
Sua madre sapendo che improvvisavo poesie, perchè ci vide molte volte fare il gioco del Cyrano, sul piazzale della chiesa mi domandò di scriverne una per lui.
Le risposi che ci avrei provato, ma non le assicurai niente.
Non avendo un foglio scrissi qualche frase sul mio fazzoletto ben ripiegato e durante la messa lo portai a sua madre.
Dopo un po’ andò dal prete e glielo diede dicendogli qualcosa a bassa voce, poi tornò al suo posto.
Don Giuseppe pronunciò il mio nome al microfono invitandomi ad andare lì, io feci cenno di no con la testa e Paola mi chiese se poteva farlo lei.
Le dissi di sì.
Andò verso l’altare, prese posto davanti al microfono e piangendo cominciò a leggere sul fazzoletto.

“Eri allegro, eri dolce... eri.
Hai voluto provare...
Ti sei buttato via...
Hai voluto sfidare il Demone Bianco...
Volevi volare lontano,
vedere gli Angeli, il cielo...
Pensavi di condurre il gioco
ma il Demone ti ha fatto prigioniero...
suo per sempre.
Eri triste, eri solo... eri.
Volevi sognare,
volare sopra le nuvole,
sopra il mondo...
Ed ora a questo mondo
è negato vedere il tuo sorriso,
la luce dei tuoi occhi,
che per un attimo di falsa felicità
si sono spenti per sempre.
Eri vita, eri il sole... eri.


La chiesa era immersa in un silenzio incredibile, si sentivano solo i singhiozzi di quelli che piangevano.
Paola ripiegò il fazzoletto e tornò da noi e prima di sedersi mi diede un bacio dicendomi che Fabio era proprio come l’avevo descritto io.
Sono passati molti anni da allora, ma so che Paola conserva ancora con cura quel fazzoletto.


 

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Aggiornato il :  10 May, 2008