“Momenti magici, attimi stupendi, il cuore allegro, l’anima
vola.
Sognare a occhi aperti, vivere l’incanto, vivere le emozioni,
vivere tutto... vivere.
Ma basta un istante... e un giorno ti svegli... e niente è più
come prima...
e ti rendi conto che il peggio non lo avevi mai immaginato così...
e il resto... il resto ti è indifferente.
Io oggi non canto, non parlo, non rido. Io oggi respiro... d’istinto.” Sine Sole Sileo
1998
Eccomi qui, dodici anni dopo. Sono cambiate poche cose da allora, a
parte che ora ho trentadue anni e vivo solo in un paesino nella
provincia di Como.
Continuo a lavorare in radio.
Il mio programma radiofonico è diventato un punto fisso per molte
persone della mia età e tanti di loro sono cresciuti insieme a me.
Negli ultimi dieci anni ho avuto molte donne e di qualcuna mi ero
preso una cotta, niente di più.
Solo con una ragazza di Como sono arrivato a un passo dal
matrimonio, ma non ero certo di ciò che stavo facendo e mollai
tutto.
Ho avuto donne di tutte le età, partivano dai diciotto anni fino ai
cinquanta.
Una sera con un mio amico feci quel gioco idiota che si fa da
ragazzini, contarle.
Dopo Elena feci l’amore con cinquantadue donne, sono sicuramente
di più, ma queste sono quelle che mi ricordo.
Tutto questo successo col sesso femminile era dovuto certamente alla
radio.
Da quando era diventato un Net Work nazionale le telefonate erano
triplicate e naturalmente molte mi volevano conoscere di persona.
Ho girato tutta l’Italia, ma non andavo mai con l’intenzione di
fare sesso, anche se il 90% delle volte finiva così.
Molte di loro si innamoravano follemente di me e quando me ne
rendevo conto, automaticamente le lasciavo.
Il perchè non l’ho mai capito, era una cosa che mi scattava
dentro.
Finché una sera non mi passarono una telefonata di una
radioascoltatrice.
< Ciao, chi sei?>
Come sottofondo c’erano gli Enigma.
< Sono Lucrezia di Milano>
Chiamava da un cellulare e parlava sottovoce.
< Che ci fai sveglia a quest’ora Lucrezia?> era l’una e
trenta di notte.
< Non riesco a dormire, problemi>
< Di cuore, di lavoro o che altro?>
< Problemi vari, ma che non mi va di raccontare a tutta l’Italia>
< Posso chiederti almeno quanti anni hai?>
< Certo... ne ho trentatre, uno più di te se non sbaglio>
< No, non sbagli. Senti, ti andrebbe di parlarne con me dei tuoi
problemi?>
< Uff... non rompermi le palle! Ti ho già detto che sono cazzi
miei, ok? Ho chiamato solo per richiedere una canzone e...>
Misi la comunicazione in privato e la feci calmare, stava piangendo
e anche se non lo voleva ammettere aveva bisogno di sfogarsi.
< Se vuoi possiamo parlarne più tardi ti va? Chiamami tra una
mezz’ora a questo numero> e le dettai lentamente il numero del
mio telefonino.
Sinceramente, non so perchè glielo diedi, in tutti quegli anni era
la prima volta che lo facevo, ma quella voce dolce, triste e
arrabbiata allo stesso tempo, mi faceva una tenerezza incredibile.
< Tanto non l’ho segnato, non saprei che cazzo farmene del tuo
numero e poi perchè dovrei chiamarti?>
< Così…> risposi io <…tanto per parlare>
< Ma vaffanculo!> e riattaccò.
Tornai in diretta e dissi che molte volte fa bene sfogarsi qualsiasi
sia il problema, naturalmente il messaggio era diretto a lei.
Dopo qualche minuto chiamò un’altra ragazza e mi chiese se potevo
dedicare gli ultimi minuti del programma alla poesia,
improvvisandone una.
Il difficile era cominciare, poi le parole mi uscivano dalla bocca
da sole.
Chiusi gli occhi e mi concentrai e di colpo, dopo tanti anni, mi
ritrovai a pensare a Elena.
Provai un brivido che non sentivo da molto tempo.
La ragazza mi chiese se poteva permettersi di suggerirmi il titolo.
Le dissi di sì, almeno avevo anche un tema da seguire ed era più
facile se avevo la base.
< IL SENSO DELLA VITA, ti piace?>
Risposi di sì, che era intelligente ma anche difficile come tema,
ma ci avrei provato.
Pensai un paio di minuti e cominciai.
“Chiesi a Dio di essere forte per raggiungere i miei obiettivi
più grandiosi,
ed egli mi rese debole, per comprendere meglio la vita.
Domandai a Dio la felicità per non conoscere mai la tristezza,
e lui mi diede il dolore, per insegnarmi a non provare egoismo.
Chiesi a Dio l’Amore per avere la gioia di innamorarmi,
e lui mi diede la solitudine, affinché capissi cosa volesse dire
essere soli.
Gli domandai tutto per godere la vita, anche la morte...
mi lasciò la vita, per essere contento di tutto.
Non ho ricevuto nulla di ciò che avevo chiesto,
ma ho quello di cui ho bisogno per vivere e capire...
ho i miei sogni, i miei silenzi, i miei pensieri e il suono triste
della mia anima...
Grazie Dio... non ti devo niente.