Erano passati almeno otto anni dall’ultima volta che ero stato
alla grotta sul lago.
Era ancora tutto come l’avevo lasciato.
C’era ancora la coperta di lana che usavo quando passavo la notte
lì , solo che ormai era mezza marcia, e c’era anche la poesia che
scrissi sulla parete col pennarello, era solo un po’ sbiadita, ma
si poteva ancora leggere.
Rimasi lì seduto a guardare il lago per ore e non mi accorsi
nemmeno che stavo piangendo.
Forse avevo fatto una stupidata a tornare in quel posto, stavo
risvegliando dei ricordi che stavano meglio dov’erano stati fino a
quel momento.
La suoneria del cellulare ruppe quel silenzio incantato.
Era un numero anonimo. Risposi.
< ...mi è piaciuta la poesia sulla vita>
< Pensavo non l’avessi segnato il numero>
< Invece l’ho fatto, vedi quanto sono scema?>
< Come mai hai chiamato?>
< Volevo sentire la tua voce>
< Potevi sentirla stasera alla radio>
< Non è la stessa cosa, la volevo tutta per me>
Parlammo per un paio d’ore e mi raccontò la sua situazione.
Era sposata da cinque anni con un tipo pazzo da legare che più di
una volta l’aveva picchiata, e quando lei provò ad andarsene lui
minacciò di tagliare la gola alla bambina.
Sì, c’era una bambina di mezzo.
Cinque anni prima rimase incinta di Flavio che conosceva da circa un
anno e decisero di tenere la bambina e di sposarsi.
Un paio di anni dopo problemi finanziari portarono un po’ di crisi
in famiglia e lui cominciò a bere diventando anche violento.
Però mi disse che l’ultima volta che la picchiò era stato l’anno
prima e che lei si ribellò spaccandogli in faccia un piatto
mandandolo al pronto soccorso. Da quella volta ci pensava due volte
prima di alzare le mani.
Lui diceva di amarla, lei non lo amava più e voleva farla finita.
< Non ce la faccio più a vivere così, non ti puoi immaginare
cosa vuol dire vivere con una persona solo perchè hai paura che
faccia del male a qualcuno se la lasci>
< Mentre se ti ammazzi cosa cambia? E a tua figlia non ci
pensi?>
< ...la porterei con me>
Mi fece paura. < Senti...>
< ...ora devo andare. Ciao> e riattaccò.
Passai una settimana bruttissima.
Il mio pensiero era sempre su Lucrezia e ogni notte le lanciavo dei
messaggi tramite la radio, erano messaggi che poteva capire solo
lei, e la pregavo di farsi risentire perchè ero preoccupato.
Stavo trasmettendo quando mi arrivò un messaggino al cellulare. “Mai nessuno si è preoccupato per me. Domani sono a Como. Ti
aspetto alle 15 in piazza Cavour. Ci sarai?”
Ora avevo il suo numero e risposi con un SMS. “Ci sarò.”