Alle 15 in punto ero in piazza.
La giornata era splendida e decisi di aspettarla seduto a un
tavolino.
Ordinai un caffè e aspettai pensando a come avremmo fatto a
riconoscerci se non ci eravamo mai visti.
Mentre cercavo una soluzione mi si avvicinò una bella ragazza in
jeans, camicia bianca, Superga e occhiali da sole.
< Scusi, sa dirmi dove si trova il mercatino degli incensi per
favore?>
Mi alzai e le indicai la strada.
In effetti non era semplice trovarlo se non si era della città,
perchè il centro di Como è chiuso a ogni tipo di veicolo e le
viette sembrano tutte uguali.
Mi ringraziò e se ne andò seguendo le mie indicazioni.
Tornai a sedermi e dopo venti minuti decisi di andarmene, ormai non
sarebbe più venuta.
Chiamai il cameriere e pagai il caffè.
< Si chiamano Nag Champa...>
Era la ragazza di prima e aveva in mano una confezione di incensi
< ...li trovo solo qui. Pensa che vengono immersi nel miele e poi
fatti essiccare al sole>
< Se li trovi solo qui, perchè mi hai chiesto dove li
vendevano?> dissi io.
< Sapevo benissimo dov’era il mercatino, ma per riconoscerti
dovevo sentire la tua voce. Ciao Roby, sono Lucrezia> e si tolse
gli occhiali.
Rimasi senza fiato.
< Sei... sei bellissima> dissi infine.
< Non sei molto originale. Senti ce ne andiamo da qui? Non vorrei
che per sfiga passasse qualcuno che mi conosce e allora sì che sono
cazzi>
Il suo modo di parlare mi faceva sorridere, capii che lo faceva per
nascondere la timidezza, ma i suoi occhi dicevano tutto e oltre alla
timidezza sprigionavano dolcezza e tristezza in abbondanza.
Ce ne andammo dalla piazza e la portai alla spiaggetta.
Ci sedemmo sui massi con i piedi nel lago.
Per la prima volta raccontai la storia mia e di Elena ad un’altra
persona.
La guardavo negli occhi, erano azzurri e tristi.
I capelli nerissimi e ricci lunghi fino sotto le spalle e un viso
dolce che sorrideva pochissimo.
Rimanemmo immobili a fissarci per dei minuti interminabili, riuscivo
a leggere i suoi pensieri e lei leggeva i miei.
< E’ una storia tristissima> disse senza mai smettere di
fissarmi.
< Anche la tua lo è> risposi.
< Lui mi ama> e abbassò lo sguardo.
< Lui dice di amarti ma non è così che si ama. E tu? Tu lo
ami?>
< Io devo pensare alla bambina...> ora piangeva.
< Lo ami?> insistetti.
< No! No, non lo amo, ma cosa cazzo vuoi che faccia! Tu non lo
conosci, quello ci ammazza davvero se me ne vado>
Le accarezzai una guancia e lei mi prese la mano e mi baciò il
palmo. < Ora devo andare, è tardissimo> mi disse arrossendo.
L’accompagnai al parcheggio a prendere la sua auto.
< Ci vedremo ancora?> le chiesi.
< Non lo so, ma se ci sarà una prossima volta, mi piacerebbe
vedere la grotta. Grazie per la dolcissima giornata... sei una
persona speciale> e mi sfiorò le labbra con un bacio.
Salì in macchina e partì.
< Tu lo sei...> pensai io ad alta voce < ...tu lo sei>.