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Ci vedemmo di nascosto per un anno.
Mi fece conoscere anche Giorgia, sua figlia, praticamente era Lucrezia in miniatura, erano identiche.
La bambina era molto intelligente.
La prima cosa che notai era che suo padre non lo chiamava papà ma Flavio e poi che parlava di lui come di un Orco che urlava sempre e che non voleva bene né a lei né alla mamma.
Un giorno disse al marito che portava la bambina a fare un giro al lago, e ce la portò veramente, solo che naturalmente lui non sapeva che c’ero anch’io.
La portammo in un lido e si stava divertendo moltissimo.
Chiesi a Lucrezia se non aveva paura che alla bambina scappasse il mio nome oppure dicesse qualcosa di sbagliato, mi rispose che quando lui chiedeva alla figlia cosa avevano fatto quel giorno lei diceva tutto, ma non parlava mai di me, sembrava aver capito da sola quello che poteva dire e non dire.
Era davvero incredibile quella bambina.
< Credo che lui abbia intuito qualcosa> mi disse ad un tratto
< Ieri sera mi ha detto che se scopre che lo tradisco, ammazza prima me e poi te>
< Vieni a stare da me, anche domani, anche adesso se vuoi. Devi andartene da lì>
< Ho paura Roby... ho una paura fottuta. Verrebbe a cercarci e non ci lascerebbe in pace e poi ho paura per Giorgia> e cominciò a piangere.
La bambina arrivò correndo con in mano qualcosa, si fermò di fronte a me e mi disse qualcosa che mi congelò il sangue.

< Hai trasformato i tuoi pensieri in parole e le hai regalate a chi ne aveva bisogno. Ti è stato affidato un compito e io ti aiuterò a portarlo a termine. Sarò sempre al tuo fianco... invisibile. Vedrò ciò che tu vedrai, vivrò ciò che tu vivrai. Quando l’inverno ti sembrerà eterno, quando rivederci ti sembrerà improbabile e stare insieme davvero impossibile... quando mi crederai lontana anni luce da te, guarda il Sole e come ti sorrido... mi vedrai. Ricorda, io sono l’Universo che ti avvolge>

Io rimasi incantato a guardarla, Lucrezia che non sapeva che quelle frasi io le avevo sentite molti anni prima, sorrise.
< Come... cosa... dove hai sentito queste parole?> dissi io balbettando.
< Me le ha dette la ragazza del lago> rispose la bambina.
Mi alzai di scatto e guardai nell’acqua, poi mi resi conto che stavo esagerando, Elena non poteva essere lì, lei era morta.
< E mi ha detto di darti questo> aprì la manina e quasi svenni.
Era l’anello che avevo gettato nel lago.
Ma come faceva a essere lì, eravamo a più di cinque chilometri da dove l’avevo gettato io. Mi vennero i brividi.
< Oh Dio!> esclamò Lucrezia.
Ora cominciava a capire, la storia dell’anello gliel’avevo raccontata.
Guardai il sole cercando di tenere gli occhi aperti e intravidi il volto di Elena sorridermi, abbassai lo sguardo e fissai la bambina, i suoi occhi luccicarono per qualche istante di una luce bianca e il sorriso sul suo viso era lo stesso che vidi un attimo prima nel sole.
Ero impaurito e confuso e dissi a Lucrezia che volevo andarmene da lì.


 

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Aggiornato il :  08 ottobre, 2008