Quella sera in radio non dissi una parola, la confusione nella mia
testa era totale.
Per tutta la sera non feci altro che mettere dischi.
Ero in onda da ormai un’ora quando mi squillò il telefonino.
Era Lucrezia. Quando risposi sentii la sua voce impaurita chiedermi
aiuto in lontananza, un rumore di vetri rotti, la bambina piangere e
il marito che le dava della troia e che gridava che adesso l’avrebbe
uccisa. Corsi a prendere la macchina e mi precipitai a casa sua, di
solito ci volevano quindici minuti dalla radio alla casa, quella
sera ce ne misi cinque.
Lasciai l’auto sul marciapiede ed entrai di corsa spalancando la
porta.
Il marito era seduto su di lei e con una mano le teneva la testa
schiacciata a terra, mentre nell’altra stringeva una pistola e la
canna era nella bocca di Lucrezia.
< LASCIALA!!!> gridai.
Lui si girò di scatto, si alzò e mi puntò l’arma addosso.
< Eccolo il grande uomo. Quante scopate ti sei fatto con mia
moglie eh?>
Era completamente ubriaco e mi barcollava davanti facendo dondolare
pericolosamente la pistola.
Giorgia era seduta per terra in un angolo e tremava tutta.
< Perchè non la dai a me quella pistola e parliamo?>
gli dissi allungando le braccia verso di lui.
Il colpo mi rimbombò nella testa.
Mi sparò colpendomi alla spalla e caddi all’indietro sopra a dei
pezzi di legno che facevano parte di un mobile distrutto da lui
qualche minuto prima.
Barcollando veniva verso di me con l’arma sempre puntata, sentii
tra le dita un bastone, era la gamba di un tavolino, quando mi
arrivò alla distanza giusta gli colpii il braccio facendogli volare
la pistola dall’altra parte della stanza.
Urlando mi saltò addosso e cominciò a colpirmi il volto con dei
pugni violentissimi, mi sollevò e mi appoggiò al muro.
Non avevo più forze, mi teneva attaccato alla parete con la mano
sinistra sotto la gola e mi accorsi che nella destra stringeva un
pezzo di vetro lungo una ventina di centimetri.
Appoggiò il suo naso al mio e mi disse: < Sto per ammazzarti,
stronzetto!>
Si sentì un tuono e poi un altro.
I suoi occhi si spalancarono e dalla bocca uscì sangue.
Scivolò sul mio corpo accasciandosi a terra e davanti a me c’era
Giorgia in piedi, con le braccia tese e stringeva la pistola fumante
con le due manine.
La guardai negli occhi e li vidi scintillare della stessa luce
bianca che vidi al lago, abbassò l’arma, sembrava un robot, si
avvicinò e mi disse qualcosa, io non capii e mi abbassai, lei mi
prese la testa e appoggiò le labbra all’orecchio.
< ...vedrò ciò che tu vedrai... vivrò ciò che tu vivrai...
splenderà il Sole... hai con te la forza dell’Amore, l’energia
dei tuoi migliori pensieri... hai me immersa nel tuo cielo colmo di
sogni e virtù... hai la vita, prendila e falla tua>
Mise il viso di fronte al mio e mi sorrise. Era il sorriso di Elena.
Poi cadde a terra svenuta.